Cronache Salisburghesi – Intro.
Ebbene sì. Dopo mesi di silenzio trovo del tempo di scrivere. Da dove? Da una delle più belle città che abbia mai visitato: Salisburgo.
Sono qui per via del progetto Erasmus: sei mesi di “pacchia” ahimè (?), per via della burocrazia che in qualche modo non mi ha permesso di fare tutti gli esami che vorrei/dovrei fare: ma alla fine mi va bene così.
Mi troverò sicuramente qualcosa da fare: prima di tutto, devo imparare la lingua come si deve.
Erasmus.
Chi non ne ha mai sentito parlare? Ma soprattutto, chi non ne ha sentito parlare sino al sanguinamento dei timpani?
Quante persone sono andate all’estero sfruttando questo progetto? Chi per sollazzo, chi per interesse, chi per curiosità, chi veramente per studiare?
Per chi ancora non lo sapesse, l’Erasmus è un progetto di scambio culturale, in cui uno studente universitario può affrontare un periodo di studi in un Paese straniero (spec. UE e Paesi geograficamente europei). Gli esami che qui farà gli verranno riconosciuti al rientro nel suo Paese d’origine.
Questo è ciò che ci vogliono far credere.
In realtà, qua è un macello, in senso buono e in senso cattivo. E vi spiego subito il motivo.
All’incirca ogni sera ci sono una o più feste. La domanda non è “C’è una festa stasera?” ma è “Dov’è la festa stasera?”.
Io non so perché, ma qua a tutti piace festeggiare ubriacarsi e tirar tardi. E mi direte che sono noiosa, perché “festeggiare” per me non corrisponde con “ubriacarsi” e neanche con “millemila persone”, e “tirar tardi” non è una cosa che amo fare troppo spesso, insomma.
E qualcuno mi manderà al diavolo, perché che cavolo ci sono andata a fare in Erasmus, se poi non faccio feste-e-follia tutte le sere. Ma io credo quasi impossibile che uno non si rompa sonoramente i cosiddetti (e anche il fegato dopo un po’ soffre) a furia di far baldoria una sera sì e una anche.
Studiare… beh, tutto è relativo. Io, personalmente, seguo due corsi. Tre lezioni a settimana non significa esattamente studiare. Ma mi va bene così. Posso andare a zonzo e fare un po’ quel che mi pare.
Ma non tutti se la passano come me, ovvio. C’è chi prende la cosa seriamente, sta sul piede di guerra e con le corna ben perpendicolari ad un muro di dieci corsi. Ciò non vuol dire perdere la voglia di fare tutto il possibile e l’immaginabile, magari rubando qualche ora al sonno: abbiamo vent’anni, se non lo facciamo ora…!
Erasmus significa anche quotidianità. Sradicato dalla tua bella casuccia comoda e calda in Italia, vieni sbalzato in un Mondo Totalmente Altro e ti devi un po’ arrangiare, compreso crearti la tua routine personale con cui tirare a campare per il tempo che dovrai rimanere qua.
Io non sono una persona che sa vivere alla cazzo. Un minimo di organizzazione lo voglio sempre avere. Però comincio già a non sapere più che giorno sia. Alle tre del pomeriggio mi chiedo: Ma oggi ho lezione o ce l’ho domani? Alla fine i giorni si assomigliano molto.
Nella quotidianità rientra ovviamente il tuo alloggio. A me è andata bene per l’80%. Se non volete sapere il motivo, vi chiedo: Perché state ancora leggendo? Ahahah.
Tornate tra qualche giorno e vi dirò qualcosa in più… Muahuahuahuah…
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25 ottobre 2010 a 11:57
Certo è che, da quello che racconti, questa continua presenza di feste mi impressiona. Anche io non so se riuscirei a essere presente a ogni baldoria, sono sicuro che dopo un po’ mi annoierei…..sempre che le feste non siano di per loro già piene di persone noiose eheh. Mi colpisce soprattutto la domanda: “Dove è la festa stasera?”….un continuo delirio insomma! (ma sta gente….studia? xD e poi…..come diavolo fa ad avere in testa sempre sta storia di ubriacarsi! Ma basta! Variate un po’! xD…..evitate di pensare ad altre forme di sballo per favore).
Erasmus è anche quotidianità, assolutamente. Probabilmente è l’elemento principale che uno studente erasmus incontra con questa esperienza. Un’esperienza che allontana da casa: sì la nostra casa, quella con la nostra cara mamma, il nostro caro papà, i nostri fratelli e sorelle e perché mai escludere il nostro amore (a volte quello più in pensiero di tutti), quella persona che ci sta dentro al cuore, dentro dentro, e da dove non uscirà mai a meno che voi non la desideriate più. Sono tutte persone che saranno sempre in pensiero per voi, che non vi abbandoneranno MAI, che vi daranno la forza per andare avanti in questa esperienza.
Un’esperienza che costruisce la persona dunque, che avvicina all’indipendenza e alla piena organizzazione delle proprie attività. Organizzazione: una persona che diventa adulta si organizza non passa le giornate vivendole alla cazzo senza avere obbiettivi operativi, almeno per la giornata. Senza organizzazione non c’è indipendenza.
Resto in attesa di nuovi aggiornamenti!
Micky
26 ottobre 2010 a 14:39
“Indipendenza e piena organizzazione”…….. vedremo!!
Grazie per il commento!