Discussione: Dove crediamo di andare?
So già che questo post non susciterà commenti per vari motivi: a) mancanza (grave) di parere sul tema, b) non volontà di discutere su un tema “ideologico”, c) non identificazione nel mio parere, odiandomi, ma senza sapere come controbattere.
Invito caldamente alla discussione.
In Italia abbiamo un problema ideologico. Siamo in crisi profonda.
Non penso che sia un problema di identificazione: credo che sia un problema storico e cerebrale.
Il cittadino italiano è da sempre ancorato alla tradizione, ed essendo notoriamente una testa calda, non cambia idea tanto facilmente.
Altra cosa che l’italiano non sa fare è pensare con la propria testa: ma non posso analizzare questo argomento più in profondità. Sarebbe un inutile dispendio di energie che mi porterebbe nell’unica direzione del talk show cui la televisione ci sta abituando, ossia quello rissoso ed inutilmente chiassoso (molto rumore per nulla, poi).
Ci sono cose peggiori, ma nell’ultimo periodo ho sentito profondamente questa crisi. Ma non è una crisi personale.
L’Italia, o meglio, il suo sistema, ci propone oggi due opzioni. Queste hanno due nomi altamente simbolici ed ideologici, termini che sono stati usati così tanto e così male che oggi non sono altro che monconi di ciò che indicavano all’inizio.
Da una parte abbiamo una proposta di libertà, dall’altra quella di uguaglianza.
Analizziamo il primo termine.
Libertà = non soggezione all’altrui autorità; possibilità di azione senza costrizioni morali e materiali; non soggezione a divieti; esenzione da controlli e restrizioni [fonte: Dizionario-Italiano].
(libero) «Che ha il godimento della sua persona, che non è sottoposto ad alcun padrone. Che può e può fare da sé, a suo senno, a piacere» [fonte: Etimo].
Ha un senso. Ma, a prendere il concetto letteralmente, non lo ha in un’ottica amministrativa: di fatto, vorrebbe dire predicare l’anarchia (abolizione di ogni potere costituito). Ovviamente non è ciò che succede: l’obiettivo di chi promuove la libertà è quello di rendere ogni persona libera da ciò che gli è scomodo. Ad una tal persona non piace una cosa, ad tal altra ne può piacere una diversa.
De facto significa che la libertà del singolo viene garantita a discapito della uguaglianza di tutti.
Passiamo al secondo termine.
Uguaglianza = l’essere tutti uguali; principio politico-sociale secondo cui tutti gli uomini hanno pari dignità umana e gli stessi diritti e doveri [fonte: Dizionario-Italiano].
«Che è pari di natura, qualità, quantità, grandezza, durata e simili con un altro termine, che in nulla differisce da quello; onde il senso di Giusto, Imparziale (cioè che non ha differenze per alcuno)» [fonte: Etimo].
Ha senso in un’ottica amministrativa, ma non in un’ottica umana. La stragrande maggioranza delle persone non vuole essere considerata uguale alle altre, soprattutto dal punto di vista personale (e andrebbe bene, salvo poi constatare che la gente è molto più omologata di quel che crede, peraltro senza esserne consapevole).
L’uguaglianza di fronte alla legge è un nodo importante della democrazia, ma non sembra che ci sia un grande interesse in materia: non voglio parlare di cariche istituzionali (sarei scontata), ma desidero far notare la generale mancanza di responsabilità nelle situazioni di tutti i giorni. È una questione di educazione, di apprendimento. Una ciliegia tira l’altra, in fondo: se una persona cresce vedendo certe situazioni, in futuro si comporterà quasi certamente allo stesso modo.
(Di qualcosa di simile ne parlavano oggi Augias e Dorfles su RaiTre, tra l’altro… Cioè che in Italia la cultura è quasi vista male, o comunque screditata dalla diffusione della credenza generale che non sia importante studiare e capire ed apprendere ed essere intelligenti, svegli, ma che la cosa fondamentale sia, innanzitutto, avere qualcuno che ti raccomandi per un buon posto di lavoro. Quindi i nuovi Paesi che si affacciano sulla scena mondiale, avendo una vitalità che noi qui abbiamo perso quasi del tutto, probabilmente costituiranno una parte integrante della nostra futura classe dirigente. Ma questo è un altro discorso).
In soldoni, l’uguaglianza di tutti è a discapito delle libertà personali del singolo.
Non voglio analizzare cosa sia giusto e cosa sia sbagliato: ognuno ha le sue idee e ci sono valide ragioni a sostegno di entrambe le tesi. È una scelta personale che ha a che fare con la visione che ognuno di noi ha del mondo. È psicologico, viscerale; sono scelte che si fanno e che assai raramente si cambiano.
Gli italiani hanno un problema: non riuscendo a capire quale sia la scelta da fare tra i due poli opposti, seguono la tradizione. Scelgono il “Ho sempre fatto così”.
Siamo sinceri: le novità non ci piacciono. Potrebbero proporci la soluzione finale dei problemi del mondo, il modo metterci d’accordo tutti quanti perché si è raggiunta l’improbabile pace nel mondo, e ancora staremmo lì a litigare, perché siamo talmente chiusi che non lasceremmo mai che un atomo tenti di cambiare le nostre idee: anche se non abbiamo più modi per sostenere la nostra posizione. È una difesa a spada tratta, è un partito preso, è un’idea preconcetta assolutamente indelebile.
E nonostante tutto, dopo un po’, una parte della popolazione cambia idea e dice “È tempo di cambiare”. Se solo lo facesso coscienziosamente, e non con la stessa leggerezza con cui ci si cambia d’abito!
La classe politica attuale non aiuta i cittadini a fare le proprie scelte, ma non possiamo accusarla di tutto: le persone devono imparare a pensare con la propria testa. E la colpa di questa incapacità non è soltanto della scuola ma anche dei genitori.
Perché sono tante – tantissime – le persone che non hanno una filosofia di vita coerente, che non hanno saldi (non in saldo) princìpi, morali, etici o politici, che non hanno una cultura, che non hanno delle idee, degli ideali, delle aspirazioni, dei progetti, dei sogni (realizzabili) che vadano al di là del vincere al superenalotto o aspettare la manna dal cielo.
Ho elaborato le mie teorie alla luce di quanto mi è stato insegnato e di quanto ho capito. Potrei aver capito male, niente di più probabile.
Perciò… Voglio sapere cosa ne pensate.
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18 aprile 2010 a 16:58
Wow!!
Un pezzo davvero ben scritto, accattivante e illuminante.
Che dire? Anche se incappo nei luoghi comuni, cambiare significa -prendere coscienza-. Prendere coscienza significa alzarsi dal divano. Alzarsi dal divano implica perdere la copera di Linus.
C’è crisi sì, ma c’è tanta, tanta, tanta pigrizia.
Preferiamo rimanere con la nostra coperta di Linus, ancorati sul divano, aspettando l’ennesimo TG che ci farà arrabbiare, perchè l’Italia va a rotoli.
E fintanto che la nuova legge non ci “tocca da vicino” e non ci vengono portati via i soldi o la casa..
Perchè scomodarsi?
Triste sì, ma son pigra anch’io.
18 aprile 2010 a 22:37
Qua c’è bisogno di qualcuno che dia una bella scossa a questi copertari!
Sono curiosa di vedere chi e soprattutto come ci riuscirà!