Presa dai miei inutili tentativi di trovare qualcosa da fare, ho perso di vista il blog, tanto per cambiare. Oggi vorrei però fare una testimonianza: voglio spiegare al mondo come si fa a metterci CINQUE ore per arrivare a Pavia partendo dal paese in cui abito.
Il mio caro paese è un buco, e per strani motivi ha sia una stazione ferroviaria (nonostante la linea sia una delle più trascurate) che l’entrata dell’autostrada. Ad ogni modo, se voglio essere a Pavia (la città in cui sfortunatamente studio, nda) per una lezione delle 14 senza dover vendere un rene per pagarmi il biglietto, devo uscire di casa alle 8. Di norma, per arrivare a Pavia, ci vogliono circa due ore, comprensive di mezz’ora di cambio a Novara. Dopo questo primo cambio di treno, bisogna cambiarne un altro a Mortara. Il tempo per questo secondo cambio è CINQUE MINUTI. Normalmente si fa in tempo. Ma non sempre.
Può succedere di tutto.
Il treno regionale 10329 parte da Novara alle 09.07. Lunedì 28 febbraio no. Verso le 09.20 arriva la capotreno e dice: “Il treno partirà con un quarto d’ora di ritardo perché aspettiamo il Milano, c’è qualcuno che ha problemi con i cambi?”.
(Al che un matematico laureato pensa: “Se il treno doveva partire già quasi un quarto d’ora fa, vorrà mica dire che parte con un totale di mezz’ora di ritardo?” – e così infatti annunciò la voce della stazione pochi minuti più tardi.)
Io: “Sì, il cambio per Pavia a Mortara”.
Lei: “Ok, d’accordo”.
Secondo voi, il fatto che ci fossero a bordo DODICI studenti (di cui dieci muniti di grossa valigia) che dovevano tutti prendere quel treno, ha avuto rilevanza?
Devo rispondere? Ok: NO.
Ma almeno, a Novara, questa cavolo di capotreno, poteva almeno dirci “Ragazzi, la coincidenza non aspetta”, almeno me ne tornavo a casa? No, ovviamente no, domanda retorica.
Dodici studenti incazzati come delle mine alla stazione di Mortara, senza treni fino alle 13.34. E meno male che non era periodo di esami… non oso immaginare le conseguenze.
Dodici cervelli di studenti universitari riescono, in media, a raggiungere il livello intellettivo di due persone ben pensanti (ah. ah. ah.), e quindi, pian piano, siamo giunti ad una conclusione.
Senza ben sapere se a Vigevano ci fosse un pullman in orario utile per raggiungere Pavia, siamo saliti su un treno per Milano Porta Genova senza biglietto, con la comprensione del capotreno, che si è anche interessato alla nostra sventura, commentandola con frasi professionali ma comunque indignate.
Per fortuna il pullman c’era, anche se 55 minuti dopo il nostro arrivo a Vigevano e nonostante i 3,80€ che sono andati ad aggiungersi al prezzo del biglietto del treno.
In totale, siamo arrivati a Pavia alle 12.50.
Ora, vi sembra possibile che, con questi casini di orari, di “aspettiamo” e “non aspettiamo” le coincidenze (se le cose funzionassero, nessuno dovrebbe mai aspettare nessuno e i ritardi non sarebbero un domino disastroso!), di treni, comunque, inverosimilmente sporchi, o meglio, sudici, magari neanche sufficienti per il numero di persone che deve salire a bordo – con tutto ciò, vi sembra possibile che aumentino ancora il prezzo dei biglietti? Con che coraggio?! Per cosa, poi? Per finanziare la freccia rossa, la freccia bianca, la freccia argento, la freccia di mio nonno? E la gente normale che deve prendere i regionali, invece, cosa fa? Naviga, naviga… ma non sto a dirvi dove, perché sicuramente lo sapete già!
E poi mi vengono a dire che c’è inquinamento e che le strade sono intasate?
Mi sa che qualcuno dovrebbe cominciare a porsi delle domande. Ma seriamente.


